Diagnosi certa

“Lo sa dottore?
Piango con frequenza in quest’ultimo periodo. Non mi era mai successo.”

Mi rivolgevo a lui come fosse un prete. Esorcizzavo il dolore attraverso parole
semplici.

“Lacrime. Quante volte al dì? ” mi chiese. Prendeva appunti su di un foglio intestato.
“E poi ho questa strana protuberanza. Cresce di giorno in giorno.” ripresi

Portai la mano sinistra in prossimità dell’ombelico. Massaggiavo.

“Mi faccia vedere”  disse con autorità

Alzai la maglietta. Mi toccò.

“Le faccio male?” mi chiese
“No” risposi
“Qui?” domandò
“No” risposi
“Adesso?” incalzò
“No, niente” conclusi

Mi guardava con aria curiosa.

“La stanno costringendo a crescere per caso?” chiese
“Non so. Da cosa dovrei capirlo?” risposi confuso

Era già tornato a picco sul foglio. Prendeva nota. Qualche nome, un paio di numeri.
Sfoggiava una certa sicurezza.
Tracciò una linea. La visita era terminata.

“La protuberanza crescerà ancora” mi disse “diventerà rossa, viola, infine nera. E
quando sarà scura scura uscirà. Probabilmente dall’ombelico. Avrà l’aspetto di una
radice.”

Lo guardavo senza capire.

“Dottore, mi scusi” obiettai “di cosa stiamo parlando?”
“La patologia è chiara” mi rispose sventolando il foglio intestato: “lei sogna troppo in-
ten-sa-mente”.

Mi guardai le mani, quindi la protuberanza.

“Cosa posso fare? Ci sarà qualcosa che posso fare! ” chiesi preoccupato
“Assolutamente nien-te” rispose granitico il dottore. “Morirà”.

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